Vinitaly: esserci o non esserci


Dio benedica la Valpolicella. Se poi ha un amico in forze nel commerciale di Giusti Wine il miracolo è perfetto. Ripasso è velluto, bacca, viola. Elegante e personalissimo, sembra dire “Sono tornato”, usando le parole del suo fondatore partito anni fa per il Canada con 20 Lire in tasca e rientrato dopo qualche decennio, avendo fatto fortuna, per ricomprare le terre e tirar su la sua cantina. Degustiamo anche Asolo Prosecco Superiore DOCG Brut. Poi Longheri Pinot Grigio IGT Venezie, che l’azienda intende promuovere come aperitivo fermo. Intrattenersi presso il produttore è la chiosa idilliaca di questo Vinitaly.

Vino d’altura, Abruzzo: credici.


Ogni territorio aspira a vivere delle proprie risorse, specie nella storia economica più recente del nostro Paese. Sempreché i suoi abitanti siano disposti a difenderlo, anzi, a “marcarlo”, come dirà nel suo intervento controcorrente, con la consueta passionalità, Luigi Cataldi Madonna.
La cornice era quella della splendida Abbazia di Santo Spirito al Morrone di Sulmona, in provincia de L’Aquila, dove si sono riuniti lo scorso 17 aprile gli “eroici” produttori del vino d’altura abruzzese, per confrontare le rispettive esperienze e soprattutto per ufficializzare la nascita di due organismi che di quel vino vorranno essere ambasciatori, testimoni, artefici.
“Da Ovidio al futuro”, questa la suggestione proposta agli interlocutori, da Sergio Di Loreto ad Alice Pietrantonj, entrambi originari di Vittorito (cosa avrà mai di speciale l’aria di questo minuscolo paesello, se poi ne vengono fuori queste eccellenze del polifenolo… ). Sarà proprio il marketing manager per l’alta gamma della Tenuta Frescobaldi, intervenendo a sorpresa via Skype, ad aprire gli orizzonti e dare linfa cosmopolita al dibattito, con i riferimenti alle vitivinicolture valdostane, spingendosi addirittura a citare le aree dell’argentina come le Valles Calchaquíes dove le vigne si sono acclimatate alla riguardevole altitudine di tremila metri sul livello del mare. Non deve spaventare, dunque, che un abruzzese coltivi Montepulciano sopra i seicento.
Una riflessione a parte va fatta sui dati esibiti da Maurizio Odoardi del Dipartimento Sviluppo Economico e Politiche Agricole della Regione, i quali attestano che l’entroterra abruzzese ha rappresentato da sempre la dimora dei vitigni autoctoni. Almeno fino al 1932, nel cui annuario si legge di una superficie di circa cinquecentomila ettari vitati, dei quali oggi non ne restano che cinquecento in tutto, nonostante gli sforzi fatti per non cedere ai fatui trend modaioli dei vini internazionali.
Bisogna infatti riconoscere alla Regione, seppur nelle mille normali contraddizioni, di essere tra quelle più fedeli alle produzioni indigene, nello specifico: al carattere del Montepulciano, alla storia del Pecorino e della Passerina e alla ritrovata originalità del Trebbiano, che forse nelle varianti d’altura perdono in corposità, lo hanno detto gli esperti nella stessa sede, ma premiano gli sforzi restituendo esperienze sensoriali inconfondibili e indimenticabili. I più recenti provvedimenti normativi e le linee di indirizzo della Regione, poi, impongono l’obbligo, e al contempo offrono l’opportunità, del censimento dei vigneti, viatico per la sussistenza della vitivinicoltura locale.
È sempre più ampio, nella domanda globale, il divario tra prodotti di scarsa qualità con prezzi da fame e queste pregevolezze dal valore aggiunto, espresso in termini non solo di qualità, ma anche di quel “servizio” garantito dalla provenienza e dal sudore, che una parte del mercato, grazie a Dio, ancora apprezza e cerca.
Il traguardo più importante resta dunque quello del risultato. I produttori, nel frattempo, si sono coalizzati e riuniti in un consorzio: “Vignaioli delle Terre dei Peligni” è come si fanno chiamare, e potete scommettere che Alice saprà guidarli al successo, mentre “Cuore dell’Appennino”, la Compagnia di destinazione di cui Anna Berghella, organizzatrice dell’incontro, è legale rappresentate, li coopterà nel percorso di azioni per lo sviluppo socio-economico che sta portando avanti nell’antico e sempre nuovo areale di eccellenze che circonda Sulmona.
È questo l’inizio del tanto auspicato ripopolamento delle aree montane dell’Abruzzo? Ne varrà la pena? Chi può garantire la riuscita? Non sono certamente queste le domande che si pone chi ne sta affrontando le sfide. C’è solo una certezza: ci vuole tempo, capacità di branding, convinzione. Le stesse doti che costituirono le premesse per la prima iniziativa del genere nella Tenuta Casadonna, avviata nel 2010 a Castel di Sangro da Andrea di Fabio (Direttore Generale di Feudo Antico) e lo chef Niko Romito, realizzando solo oggi le prime 720 bottiglie dal vitigno di Pecorino impiantato alla rispettabile altitudine di circa mille metri. Chissà quante volte avranno immaginato, negli ultimi cinque anni, di venircelo a raccontare col sorriso e la rivincita stampati in volto come quella stessa sera.
La sera del 17 aprile, in un complesso monumentale ancora segnato dal sisma di sei anni prima, se questo è il presagio che vorrà dire rinascere dalle macerie, come tutti stanno dimostrando di voler fare.
E allora non chiamateli semplicemente “eroi”. Di eroi ne celebriamo sempre tanti, pure troppi. Questi no, non sono semplici eroi. Questi qui sono abruzzesi.

Un po’ di foto sull’evento? Clicca qui.

#Vinitaly2015 Standing at L’Antica Cantina di San Severo


As partners for Export Sales Development, we’ll be at #Vinitaly2015 in support of L’Antica Cantina di San Severo, a Winery born in 1933 and producing very good qulity/price rate wines.

Come and visit us at Padillon 11, Stand F3/F4-Box 39 and you’ll taste great Falanghina, Bombino, Nero di Troia and Mr. San Severo DOP in three versions: Red, White and Rosé.

See you there!

L'Antica Cantina di San Severo at #Vinitaly2015. Click on the picture to see the Winery Vinitaly's official page.

L’Antica Cantina di San Severo at #Vinitaly2015.
Click on the picture to see the Winery Vinitaly’s official page.

Uno stand FMG alla Copenhagen Food Fair con produttori italiani: il perché di una scelta.


Che i Paesi Scandinavi siano un mercato di sbocco appetibile, in termini di potere d’acquisto e gusti sofisticati, è ormai quasi un tormentone. Noi abbiamo deciso di dimostrarvi in poche semplici mosse, con numeri e fonti attendibili, cosa crediamo essi rappresenterebbero per i clienti che seguiamo, suggerendovi al contempo una porta d’ingresso privilegiata: la Danimarca e la sua Copenhagen Food Fair dal 22 al 24 Febbraio 2015.

I NUMERI DELLA FIERA:
30.599 è il numero di visitatori alla Copenaghen Food Fair del 2013 (nell’immagine di copertina c’è l’elenco delle categorie di operatori che hanno visitato la Fiera).

  • – L’81% di loro proveniva da aziende private e il 19% da aziende pubbliche. Il 65% dei visitatori ha avuto la responsabilità totale o condivisa dell’acquisto.
  • – Il 53% degli espositori ha effettuato vendite dirette alla fiera nel 2013.
  • – I contatti hanno portato il 92% dei nuovi clienti.
  • – L’84% degli espositori consiglierebbe la fiera ad altre società.

IL MIGLIOR RISTORANTE DEL MONDO è DANESE:
The World’s 50 Best Restaurants Award è organizzato da William Reed Business Media e sponsorizzato da Acqua S. Pellegrino & Acqua Panna. Nel 2014, il primo posto (già ottenuto in passato) è riandato al Noma, il ristorante da 45 posti situato in un magazzino minimalista sulla banchina portuale di Copenhagen dove, in seguito di ciò che lo chef-proprietario René Redzepi chiama ironicamente una “crisi di mezza età del ristorante”, è avvenuta una sorprendente trasformazione verso un approccio fresco ed energizzante, prediligendo l’uso di nuove conoscenze e la sperimentazione. Molti dei piatti sono stati resi più semplici e ancor più legati al Nordic terroir, a testimonianza di un’effervescenza gastronomica che vuole affermarsi sulla scena internazionale con una forte identità. A questa esigenza, sempre più evidente nell’ambito della rete di ristoratori “cool” di Copenhagen secondo The Culture Trip, l’Italia può rispondere con alimenti e vini in grado di esaltarne i risultati.

RIGUARDO AL VINO:
Secondo Jørgen Mønster Pedersen, giornalista e scrittore enoico danese, di recente in visita per degustazioni organizzate dal Consorzio delle Doc-Fvg, intervistato da Adriano del Fabro del Corriere Vinicolo, in Danimarca “si compra e si beve vino italiano perché piace l’Italia… e il mercato danese apprezza molto i vini rossi”.

  • – Il consumo medio pro-capite di vino è circa 30-35 l’anno e non è legato all’abbinamento con il cibo del Paese d’origine.
  • – l 70% del mercato è occupato dalle bottiglie prodotte da quattro grandi Paesi: Italia, Francia, Spagna e Cile.
  • – La quota di mercato italiana è pari al 31%, per il nostro Paese la Danimarca è la settima destinazione a valore per il vino in bottiglia.
  • – In Danimarca, i 4-5 principali distributori hanno il controllo del mercato soprattutto quello legato alle grandi aziende vitivinicole. Ma ci sono almeno un centinaio di distributori che sono specializzati nell’importazione di vini italiani, autoctoni, biologici e di nicchia compresi.

Cosa aspettate? C’è ancora qualche posto per la partecipazione condivisa in co-working allo stand, condividendo spazi e costi con altre aziende che hanno già aderito. Il servizio include l’assistenza dello staff FMG nell’organizzazione e la presenza nello stand per accogliere visitatori e buyer.
Su richiesta, assisteremo i clienti agli appuntamenti con i Responsabili Acquisti delle aziende importatrici presso le loro sedi. L’evento sarà pubblicizzato sul nostro sito e sui canali social FMG e dei nostri partner, anche in diretta durante la fiera.

Unitevi a noi!

FMG

Per info: tel. 0862.811046 o menapodano@foodmakinggood.it per ricevere il prospetto informativo.

Il vostro Ufficio Export nei Paesi Scandinavi


In questi ultimi due anni di lavoro abbiamo incontrato numerose aziende agroalimentari con un grande potenziale di crescita ed un’unica principale necessità: disporre di un personale qualificato per l’aumento delle vendite. Abbiamo allora ideato e definito un progetto di Sviluppo Commerciale, che avrà come primo obiettivo il mercato dei Paesi Scandinavi, indicati dalle principali fonti di elaborazione delle analisi di mercato come target ideale per le campagne di comunicazione e vendita all’estero (v. sito I.C.E.).
Alcuni preamboli necessari per una corretta presentazione del prospetto, che ci consentono di spiegare che il nostro Piano non è: uno spamming alla ricerca di partecipanti per incontri con buyer; un lavoro che si limita all’incontro tra aziende e buyer stranieri individuati attraverso enti istituzionali; una semplice ricerca di mercato, una mera fornitura di banca dati.
Cosa vogliamo fare invece per le aziende che vorranno darci mandato di vendita in Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia?
Il piano di sviluppo del mercato Scandinavo per i clienti Food Making Good prevede quattro fasi che corrispondono ad altrettanti moduli acquistabili separatamente, anche come singola partecipazione ad un evento.

FMG: dall’intuizione all’impresa


La Divisione Food Making Good di Branmedia Srl è nata in un momento di profonde mutazioni socioeconomiche, quando, qualche anno fa, abbiamo intercettato tre imperdibili occasioni di svolta in altrettanti progetti che ci sono stati sottoposti dai nostri clienti nel settore dei supporti multimediali: un CD Audio prodotto dalla Cantina Chiusa Grande, una campagna di comunicazione per Kitchen Film, e un cortometraggio firmato Never Mind. Ci è stato chiesto di immaginarne il concept, raccontarli e confezionarli, collaborando con gli staff creativi per individuare una strategia di diffusione delle iniziative, basandoci sulla nostra esperienza in campo di sviluppo commerciale, enogastronomia e marketing management.
Il disco Diwine Jazz è una “Vinosophy Collection” di nove brani studiati per accompagnare la mescita e degustazione dei prodotti della casa vitivinicola, alla cui realizzazione abbiamo contribuito personalizzando la fustella del bellissimo digifile e suggerendo l’apposizione del marchio di abbinamento tra ciascun brano e il suo vino. Per i DVD della collana Cinema UHT a lunga conservazione, abbiamo co-ideato e prodotto il packaging: ognuno di essi è stato confezionato in una busta di alluminio sigillata, veicolando il messaggio di conservare la “freschezza” fino al momento del consumo, ossia la visione del film da parte dell’utente finale.

Mediterraneo in… Onda


Dal terrazzo panoramico della sede UNAR in via Aldrovandi a Roma, sotto il cielo ancora tiepido per il passaggio del sole, contornata da un’irresistibile atmosfera mondana, la splendida Elena Presti, accompagnata dal sound di Gianni Gandi, ha presentato gli artisti del CD Buddha Mediterraneo, consegnando dei particolari riconoscimenti a chi, secondo la Mediterraneo’s Production, si impegna nella divulgazione di questa cultura, tra cui anche noi di Food Making Good, che abbiamo integrato il buffet della ricca cena di gala con la selezione di tipicità molisane del Duca d’Iser, le profumate salse a base di funghi di Antonio Fortunati dall’Umbria, le specialità abruzzesi Dimarino e il Greco di Tufo DOCG Le Otto Terre.

L’esperienza sensoriale è stata dunque condita con i suoni delle incantevoli voci dei nove interpreti saliti sul palco per eseguire i brani del disco in promozione, insieme ai sapori originali e caratteristici delle produzioni agroalimentari provenienti dal cuore del mediterraneo: sottoli, tartufi, germogli d’aglio, vino, confetture, oli aromatizzati e Extravergine d’oliva di cultivar locali, olive, vino prodotto da vitigni autoctoni, creme e paté.

Al Vinitaly, Le Otto Terre vi farà Chapeau!


Lo staff di Food Making Good si sta preparando per il prossimo Buy and Taste al Vinitaly, che si svolgerà nelle giornate del 7 e 8 Aprile 2014.
In qualità di mandatari della Cooperativa Le Otto Terre, produttrice di Greco di Tufo, Fiano di Avellino, Campi Taurasini e Falanghina, incontreremo gli operatori commerciali presso lo stand all’interno della Tensostruttura A “Irpinia e Lazio”, affiancando il team della cantina nelle trattative e nelle degustazioni dei prodotti classici e di una novità: lo spettacolare Spumante Extra Brut da uve di Greco. Si tratta dell’ultimo nato in casa Le Otto Terre, dalla selezione di due sole vigne di Altavilla Irpina, in provincia di Avellino, vicino Tufo
, dove la cantina ha la sua sede.